Generalmente parlando, i koan sono tratti da dialoghi autentici tra maestri zen e studenti, o tra praticanti avanzati, oppure dai sutra o da antichi detti. La maggior parte delle volte, i koan sono di natura paradossale e non possono venire compresi dall’intelletto. Quindi, un koan può venire inteso solo grazie all’esperienza diretta della mente autentica, da cui è nato.
I detti e i dialoghi che si trasformarono in koan sono raccolti in vari testi, come il Mumonkan e la Raccolta della roccia blu. Essi furono, e sono tuttora, utilizzati come manuali per l’istruzione zen.
I koan possono essere divisi fondamentalmente in due categorie: quella “primaria” o koan “del risveglio”, e quella dei koan “successivi”.
Esempi di koan “del risveglio” potrebbero essere: “Mu”, “Chi sono io?”, “Cos’è la mente?” e “Qual è il suono di una mano sola?”. Il ruolo del koan “del risveglio” è dare uno scossone, o irrompere nella consapevolezza dualistica e concettuale, basata su un falso senso dell’io-ego. In tal modo, la mente si apre alla verità fondamentale dell’universo, senza inizio né fine; ovvero, ci si risveglia alla propria natura suprema.
I koan “successivi” vengono utilizzati per perfezionare la propria comprensione spirituale, per liberarsi dai persistenti legami dell’illusione e integrare il risveglio nella propria vita quotidiana.
Qual è il potere speciale di questa singolare pratica spirituale che nei secoli ha attratto tante persone? In realtà, non è niente di speciale, magico o segreto, né è necessaria qualche tecnica per sviluppare la forza della concentrazione o poteri psichici. Un koan è un modo diretto per far sì che la nostra mente, naturalmente dubbiosa, superi la barriera dell’illusione e si risvegli alla nostra natura autentica.
Sin dalla più tenera età tutti poniamo domande. Man mano che i bambini crescono, le loro domande ricevono spesso risposte, spiegazioni e razionalizzazioni, fino a quando la loro naturale curiosità comincia a svanire.
Tuttavia, le persone sensibili, prima o poi, si ritrovano a porsi le stesse domande: “Da dove vengo? Qual è il significato della vita? Cosa accade quando muoio? Perché esistono tanto odio e violenza? Chi sono io?”.
Questa mente dubbiosa è presente nella mente di tutte le persone spiritualmente sensibili, e certamente nella vita dei grandi maestri di ogni tradizione. Ma, come dolorosamente vediamo nella nostra vita e in quella delle persone che amiamo, la gente spesso ignora, reprime o evita queste domande; le nasconde sotto ogni sorta di divertimento o piacere, e dà loro una risposta basata sulla paura o l’ignoranza. Ma per alcune persone queste domande e il bisogno profondo di conoscenza continuano a riemergere. Per tali persone, non esiste fuga né riposo; il grande dilemma va risolto.
L’allievo chiese: Chi siamo noi? Il maestro rispose: Noi siamo quello che vediamo, ma cos’ è che comprendiamo? L’allievo ribattè: Non comprendo. Il maestro rispose: Noi comprendiamo cio che siamo.